Influenza della Volontà sulla Conoscenza
| Pubblicato su: | Leonardo, anno III, fasc. 17, pp. 127-128 | ||
| (127-128) | |||
| Data: | giugno-agosto 1905 |

pag. 127

pag. 128
127
Gli psicologi hanno identificate la Volontà o (I) con í sentimenti (desideri, emozioni, passioni, ecc.) come Schopenahuer, o (2) con una specie d'impulsività specifica di rappresentazioni (Herbart, Mach idées force di Fouillée) oppure (3) coll'attività intesa genericamente e senza precise determinazioni (tendenze, impulsi ecc.).
In tutti e tre i casi non ne abbiamo un'idea sufficiente perchè tanto il concetto di sentimento quanto quello d'impulso e di attività son troppo vaghi e si prestano a fare della volontà una specie di entità.
È molto meglio, perciò, parlare addirittura di quelle azioni che si posson chiamare volontarie. Azione in generale è tutto ciò che cambia qualche cosa — azione volontaria è quel cambiamento di cose fra le cui cause si trovano anche delle nostre credenze (Calderoni).
Perciò io mi occupo dell'influenza che certi cambiamenti prodotti da credenze hanno su altre nostre credenze.
La prima forma di questa influenza è quella di ciò che si sa di poter fare su ciò che si sa, cioè l'influenza delle nostre credenze relative alla nostra capacità di agire sopra, altre credenze, o, per dirlo con precisione maggiore, le modificazioni che le previsioni di certe nostre capacità di modificare le cose apportano ad altre previsioni; sottintendendo che la previsione è il contenuto tipico e fondamentale di ogni conoscenza.
Questa influenza si manifesta soprattutto nei seguenti modi:
1) la credenza di poter agire sulle cose è una delle cause alla nostra credenza della esistenza delle cose.
Questo principio, intravisto da Berkeley, è stato svolto molto profondamente da G. Pikler. 1
2) la nostra credenza al nostro potere di agire più facilmente su certe classi di cose che su certe altre, ci porta a stabilire la fondamentalità e l'importanza di queste cose. Così la classificazione lockiana delle qualità prime e seconde deriva dal fatto che noi abbiamo molta maggior padronanza sui nostri movimenti muscolari che sulle nostre sensazioni di colori e di odori — e la concezione prevalentemente legislativa e giuridica della maggior parte dei politici dipende dal fatto che si posson cambiare più facilmente le leggi che i caratteri.
3) la nostra credenza alla nostra capacità di servirci praticamente delle soluzioni di certi problemi influisce sulla scelta dei problemi verso i quali dirigiamo la nostra attenzione e il nostro lavoro e influisce pure sulla scelta dei fatti da osservare e da studiare quando si siano scelti i problemi. Si scelgono cioè le questioni la cui soluzione si riferisce a cose che noi sappiamo di poter modificare, e studiando le questioni si scelgono i fatti che più facilmente sappiamo di poter modificare. La sociologia del materialismo storico, ad esempio, si occupa dei fatti economici perchè è molto più facile e rapido cambiare la distribuzione delle ricchezze che cambiare gli ideali degli uomini.
Ma la forma più visibile di questa influenza è quella che si può chiamare con una brevissima formula: l'influenza di ciò che si fa su ciò che si sa. Nel «ciò che si fa» bisogna però intendere anche quello che si chiama comunemente «non-agire» perchè anche l'inibizione è una modificazione di qualche cosa, anzi di noi stessi, e una modificazione di ciò che si prevede che avverrebbe se non ci si astenesse dal fare certe azioni. Così pure nel «ciò che si sa» bisogna comprendere pure quello che «non si vuol più sapere» cioè le credenze che si rigettano perchè ritenute non vere, e «ciò che si saprà o si presentisce che si saprà» cioè quelle credenze nuove che sorgono in noi in seguito a date azioni.
Di questa influenza si posson riconoscere quattro casi:
1) influenza di ciò che si fa delle cose sulla nostra conoscenza delle cose, cioè l'importanza che ha il cambiare a volontà certi fatti per acquistare nuove conoscenze su di essi (esperimento).
128
2) Influenza di ciò che si fa delle cose sulla conoscenza di noi stessi, chè l'agire ci fa sapere quel che faremo o potremo fare dato che condizioni simili si ripresentino, cioè aumenta il campo di previsione intorno a noi stessi. Inoltre il fare dà il senso della nostra limitazione, della nostra personalità ecc.
3) Influenza di ciò che si sa di noi sulla conoscenza di noi medesimi. Questa forma d'influenza non è stata ancora abbastanza studiata ma è delle più importanti. Ad essa si riferiscono tutti gli esperimenti personali, ad es., il fare come se si credesse per vedere se la fede viene realmente o per riconoscere i suoi reali resultati. Questi esperimenti involgono quasi sempre l'idea del rischio, dell'avventura ed esigono una cultura particolare dei sentimenti pericolosi (Nietzsche).
Infatti ci sono degli esperimenti unici, cioè che coinvolgono tutta la vita e non si posson ripetere; gli esperimenti a lunga scadenza, nei quali s'impegna tutto un periodo della vita; gli esperimenti incompatibili, cioè quelli la cui scelta importa il non poter mai più fare altri esperimenti sullo stesso problema.
4) L'influenza di ciò che si fa di noi sulla nostra conoscenza delle cose. Siccome la nostra conoscenza dipende dalle scelte delle questioni e dei fatti da osservare, dalle nostre abitudini mentali, dalla direzione della nostra attenzione noi possiamo, cambiando noi stessi, cioè cambiando il nostro carattere in modo da fare altre scelte, cambiando le nostre abitudini e la nostra attenzione in modo da vedere cose nuove o da vedere le cose passate in nuova luce, influire direttamente sulla nostra conoscenza. Mutando la mente, cioè trasformando noi stessi, muta anche l'insieme delle nostre credenze. Cioè il miglior modo per arricchire la conoscenza di noi è quello di arricchire noi stessi.
E ci può essere anche una forma più indiretta di questa influenza. Noi possiamo, con certi metodi, giungere a cambiare certe credenze (Will to Believe) e vi sono alcune credenze che per il solo fatto di esser possedute da qualcuno creano da sè stesse la loro verificazione, cioè cambiano la realtà e il cambiamento della realtà, a sua volta, fa cambiare altre credenze in modo che la modificazione di noi stessi passando attraverso la modificazione delle cose finisce col modificare la nostra conoscenza.
Non soltanto, dunque, quel che si fa dipende da quel che si sa ma anche quel che si sa dipende da quel che si fa. Non è vero soltanto il vecchio detto baconiano che il sapere dà il potere ma anche quello che il potere dà il sapere.
◄ Indice 1905
◄ Cronologia
◄ Leonardo